“Durante e dopo di noi” realtà di oggi per un futuro migliore

Calicanto, sempre attenta ai cambiamenti socio-culturali e fortemente impegnata sul “durante”, oltre che sul “dopo di noi”, non può rimanere indifferente a ciò che è accaduto,  in questo anno di pandemia,  nel mondo giovanile scolastico.

Come Presidente dell’Associazione, ma ancor di più come insegnante di scuola secondaria superiore di secondo grado, la mia riflessione nasce da un vissuto scolastico dove giovani abili e diversamente abili si trovano a condividere una difficoltà didattica e sociale che non potevamo immaginare.      

La pandemia è arrivata a scuola come un “refolo di bora scura” (sono triestina e l’esempio mi è famigliare). Tutti a casa! Alunni individuati con definizioni come, Bisogni Educativi Speciali (BES), Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA), Certificazioni di disabilità L. 104/92, si sono trovati sullo stesso piano dei loro compagni e conseguentemente le condizioni dei ragazzi più fragili sono peggiorate. Sicuramente il primo lock down ha colto tutti molto impreparati e si è riusciti a recuperare qualcosa nella seconda ondata di pandemia. Gli incontri con personale esperto che ci aggiornava e formava sulle “nuove dipendenze” e l’uso responsabile dei dispositivi elettronici prima che il COVID-19 ci travolgesse, sono diventati solo un ricordo e l’unico modo per poter comunicare e vedere i nostri alunni è passato attraverso l’uso della tecnologia. In un attimo abbiamo dovuto cambiare rotta, dicendo agli studenti che era necessario essere in possesso di un computer, tablet o smartphone per “venire virtualmente a scuola”. Ciò che avrebbero dovuto usare “responsabilmente” lo abbiamo fatto utilizzare “disinvoltamente”. Nessuno escluso, ragazzi abili e diversamente abili, nessuna differenza, la didattica a distanza non ha escluso nessuno, ma ha creato seri problemi relazionali, sociali ed educativi. Molti giovani si sono sentiti non compresi ma compressi, affaticati, delusi, soli, deboli. Quanti ragazzi pur studiando e cercando di fare il più possibile, hanno avuto la sensazione che i loro insegnati potessero immaginare che non seguissero le lezioni o peggio ancora “copiassero”? Ora siamo rientrati a scuola in una presenza “monca” (50% o al 75%) ma è una possibilità per uscire da questa condizione di fatica. Mai come ora chi insegna o ha responsabilità educative ha il dovere di raccogliere tutte le proprie forze e la propria passione per affiancare i giovani nella ricostruzione di una società forse finalmente inclusiva. Una grandissima responsabilità spetta soprattutto a coloro che s’impegnano nel mondo dello sport e delle attività motorie. Il recupero della serenità e dell’equilibrio psico-fisico passa attraverso il movimento e lo sport soprattutto se praticati in ambiente naturale, elemento in equilibrio con il nostro “essere”.

Essere resilienti significa anche saper dare risposte e, oggi, giovani e adulti devono ascoltarsi e collaborare in questo “durante” per organizzare e creare i presupposti per un “dopo di noi” finalmente inclusivo per tutti, nessuno escluso.

L’ASD Calicanto s’impegna a promuovere la cultura dell’integrazione e dell’inclusione sociale in tutti gli ambiti, dove la scuola rappresenta il luogo privilegiato ove iniziare a perseguire il raggiungimento di una vita piena e indipendente.

Elena Gianello

 

Lo sport integrato: educazione alla vita

Lo sport educativo integrato, nato a Trieste più di venti anni fa con lo scopo di migliorare la vita sociale dei giovani diversamente abili, nel corso della sua evoluzione ha saputo modificarsi e plasmarsi per andare incontro alle sempre nuove esigenze degli atleti che lo praticano con lo scopo di proporsi come attività fondamentale per la formazione e la crescita sociale dei giovani.
Facendo leva sui valori indiscussi di coinvolgimento e socializzazione che può fornire l’attività sportiva, si è voluto codificare anche a livello di regolamenti, un modo nuovo metodologico e didattico di FARE SPORT e praticare GIOCHI SPORTIVI nel quale i giovani, qualsiasi sia la loro situazione fisica, psicomotoria, socio culturale e ambientale, possano interagire, giocare e divertirsi insieme realizzando così un’integrazione e un inclusione che auspicabilmente proseguano anche fuori dalla palestra e dagli impianti sportivi. Per tanto con la definizione di sport integrato s’intende:

“L’attività motoria – sportiva integrata esalta la sua funzione sociale in forma inclusiva nel far crescere, all’interno della scuola e della società giovanile, l’accettazione del «diverso da me”» la «partecipazione attiva» di «ciascun» atleta e di «tutti insieme», eliminando qualsiasi barriera culturale, sociale e religiosa. L’esperienza motoria e sportiva integrata diventa, così, un valore assoluto ed esperienza concreta di cittadinanza attiva”.
(2018 rif. lezioni di scienza dello sport – corso integrato: discipline sportive 2 “Teoria e metodologia dell’attività motoria e dell’allenamento nel soggetto e nell’atleta disabile” dipartimento Area Medica Università degli Studi di Udine 2018 – docente dot.sa Elena Gianello)

Concludendo possiamo dire che questa splendida attività oltre a dare una possibilità a TUTTI di praticare dello sport con i benefici fisiologici ed emotivi che ne derivano, consente ai giovani che vi aderiscono di evolvere positivamente sul piano sociale e morale, ponendosi l’obiettivo di contribuire a formare adulti consapevoli e responsabili nei confronti delle fasce più deboli della società in cui vivono. Insomma, LO SPORT INTEGRATO come FILOSOFIA DI VITA.

prof.ssa Elena GIANELLO